Fondazione regionale vittime reati, in 15 anni, sostegno a oltre 700 persone con quasi 3 milioni di euro

  

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di Francesco Nardone.

Bologna, 10 Gennaio 2019 – Sono state 710 le persone aiutate dalla Fondazione dal 2004: 109 uomini, 284 donne e 317 minorenni, attraverso la concessione di contributi per quasi 3 milioni di euro.

Storie che si raccontano con difficoltà. Come quella delle tre donne aggredite e abusate la scorsa estate. Il primo caso riguarda una ragazza torturata e violentata per ore a Parma, il secondo una giovane donna aggredita nel garage di casa sua a Zocca (Mo), il terzo una donna violentata a Piacenza nel bar dove lavorava.  E poi ci sono tre storie di maltrattamenti in famiglia, di papà che picchiano le mamme.

Piacenza, Parma, Modena, Bologna, Ferrara, Forlì: sono questi i territori dai quali sono venute le ultime sei istanze accolte dalla Fondazione regionale vittime dei reati, per le quali sono stati erogati altrettanti aiuti economici. Nel caso delle tre giovani donne abusate, oltre al sostegno psicoterapeutico, la Fondazione ha finanziato anche le cure sanitarie; per i casi di maltrattamenti è stato erogato un contributo per l’affitto della nuova casa (dopo l’uscita di mamme e figli dalle case-rifugio che le avevano ospitate nel momento dell’emergenza), per la ripresa della scuola dei bambini e per l’avvio di un percorso professionale con l’obiettivo di rendere le mamme economicamente autonome e in grado di provvedere alla famiglia.

Sei storie drammatiche chiudono il bilancio di un anno impegnativo per l’ente nato il 12 ottobre del 2004 per volontà della Regione Emilia-Romagna, delle Province e dei Comuni capoluogo con l’obiettivo di portare un aiuto immediato e concreto alle vittime dei reati più gravi o dei loro famigliari.

«Sosteniamo tutte le vittime di reati gravissimi che avvengono nella nostra regione – sottolinea il presidente della Fondazione, Carlo Lucarelli – con l’obiettivo di risolvere rapidamente e in concreto i problemi che queste persone si trovano ad affrontare e con il desiderio di far arrivare un segnale di vicinanza da parte delle istituzioni, proprio quando la violenza subita le porta ad avvertire un forte senso di impotenza e di solitudine. Non scegliamo noi quando intervenire – precisa lo scrittore, presidente della Fondazione – sono i sindaci a dover fare il primo passo per segnalare quello che avviene nelle loro comunità, facendoci arrivare le loro istanze, anche se la Fondazione stessa si relaziona con le amministrazioni quando la cronaca riporta fatti di particolare gravità».

Nel 2018 sono state accolte 31 istanze; 70 le persone che nell’anno appena trascorso hanno trovato ascolto e sostegno dalle istituzioni emiliano-romagnole: 27 donne, 4 uomini e 39 minorenni colpiti da gravi episodi criminali hanno ricevuto un aiuto dalla Fondazione regionale per le vittime dei reati, che ha erogato complessivamente 207mila euro.

«Stare dalla parte delle vittime è un atto di civiltà doveroso e necessario – afferma il presidente della Regione, Stefano Bonaccini -. Schierarsi con loro per testimoniare, con atti concreti e immediati, che le istituzioni non lasciano solo chi ha subito un reato grave è il senso del nostro impegno nella Fondazione. Per questo ho deciso di portare da 90 a 150mila euro il contributo regionale annuo, confermato per tale importo anche nel 2019. Per continuare ad aiutare le vittime e le loro famiglie, rivolgo un appello a tutte le istituzioni, gli enti pubblici e privati, fino ai singoli cittadini, a impegnarsi e a contribuire, ognuno come può, per sostenere la Fondazione, unica nel suo genere in Italia. La Regione c’è e sono sicuro che tutti insieme, noi emiliano-romagnoli, possiamo continuare a fare la differenza».

Gli aiuti hanno raggiunto quasi tutte le province, a parte quella di Ravenna, dalla quale non sono arrivate istante nel 2018. Sono state 7 le istanze accolte nella provincia di Ferrara (tra queste, 4 per maltrattamenti su donne o minori e 3 per omicidio compiuto o tentato), 5 a Forlì-Cesena (tutte per violenza di genere) e a Modena (di cui 3 per omicidi o rapine), 4 a Reggio Emilia e a Bologna, 3 a Piacenza, 2 a Parma, 1 a Rimini.

Dopo l’adesione a inizio anno delle Unioni di Comuni Val d’Enza, nel reggiano, e Pedemontana Parmense – che seguivano quelle di Carpi, Terre d’Argine, Novi di Modena, Sassuolo degli scorsi anni -, sono entrati a far parte della Fondazione regionale vittime di reato il Comune di San Possidonio, nel modenese, e l’Università di Parma. Quest’ultima una acquisizione particolarmente significativa, perché si tratta del primo ateneo che decide di entrare in Fondazione e, in assoluto, del primo socio che non coincide con un ente locale.

neifatti.it ©
 

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